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PRESENTAZIONE
Il Brontolìo è uno spettacolo sulla coscienza umana incapace di essere cosciente della propria incoscienza.
Più che un semplice gioco di parole questa potrebbe essere la sentenza finale con cui Brecht in due suoi atti unici Dansen e Quanto costa il ferro? affronta due movimenti opposti, ma inesorabilmente collegati: quanto più la coscienza morale e intellettuale dell’uomo degrada verso l’acquiescenza, tanto più cresce il “brontolìo”, cioè lievitano i rumori, i lampi deflagranti del conflitto, della guerra.
Attraverso figure emblematiche che rimandano sottilmente ai protagonisti e alle cause economiche che provocarono la Seconda Guerra Mondiale, Brecht ci immette in un’incalzante, quanto inquietante progressione narrativa fatta di apparizioni e scomparse, in cui la figura misteriosa di uno sconosciuto detta il ritmo della rappresentazione che gradualmente avanza verso il suo sorprendente esito finale.
Lo spettacolo Il Brontolìo utilizzando il linguaggio avvolgente e ipnotico della musica in scena e una recitazione chiaroscurale, secca e grottesca, a volte fumettistica, cerca di incarnare i movimenti interni al testo brechtiano che inchioda la responsabilità dello scoppio di una qualsiasi guerra in un apparente paradosso della storia: la conservazione di un benessere “calcolabile” e “raggiunto” una volta per tutte, sembra dirci Brecht, è un’attività che storicamente prima o poi, quando viene il momento di scelte etiche più alte, s’impantana nell’autoreferenzialità e si predispone al logorìo del compromesso col più “forte” di turno.
Brecht non vuol farci “la morale”, ma vuole mostrarci il meccanismo di questo passaggio - quasi impercettibile - di delega della propria coscienza, e in un’epoca, come la nostra, in cui l’espressione e la conservazione del potere sembra affidata proprio alle sottili arti e tecniche della conservazione del “consenso” mediatico e non - il messaggio del drammaturgo tedesco appare quanto mai attuale.
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